Sergio Sarti: biografia.
Nato nel 1920 a Moggio Udinese, era ancora bambino quando i suoi si trasferirono a Udine, dove egli seguì il regolare corso di studi fino alla maturità classica.
Iscritto all’università di Trieste alla facoltà di Scienze Politiche, al terzo anno dovette recarsi a compiere il servizio militare, conseguendo, nell’agosto 1943, la nomina a sottotenente di Fanteria. Recatosi a Forlì per il servizio di prima nomina, pochi giorni dopo, l’8 settembre, era costretto a por fine alla vita militare regolare, ed a ritornare a casa, sfuggendo alle razzie tedesche.
A Udine iniziò la sua attività di resistente, organizzando un gruppo di giovani, in buona parte studenti, con compiti di lotta antitedesca. La formazione stava assumendo una solida ossatura, quando il tradimento di un membro ne fece arrestare i dirigenti, tra i quali soltanto il Sarti, miracolosamente, riuscì a sfuggire alla cattura. I componenti della disciolta organizzazione, andarono ad ingrossare le fila dei primi nuclei della “Osoppo”.

Rifugiatosi a Genova sotto falsa identità, Sarti veniva qui arrestato e passava un mese alle carceri del “Marassi”, senza che tuttavia venisse scoperta la sua attività precedente; rilasciato, ritornava a Udine ed entrava egli stesso a far parte delle formazioni della “Osoppo”, operando con queste nella zona Attimis-Faedis, partecipando alla battaglia di Nimis per la liberazione del paese dai cosacchi (settembre ‘44) e ad altri episodi d’arme, e subendo due rastrellamenti. Dopo il secondo (fine settembre, primi di ottobre ‘44), Sarti, ferito a una gamba e con un inizio di setticemia, rientrava a Udine dove restava nascosto fino alla guarigione. In primavera si riunì nuovamente alla “Osoppo” e rientrò con essa in città, al momento dell’insurrezione finale.
Ottenuta la laurea in Scienze Politiche nello stesso ‘45, ed iniziata la carriera d’insegnante, nel ‘48 si laureò in filosofia e passò ad insegnare Storia e Filosofia nei licei. Sposò una collega nel ‘51, ed ha, attualmente, due figli.
Nell’immediato dopoguerra iniziò anche la sua attività letteraria dopo alcuni tentativi precedenti che restarono inediti. L’esperienza partigiana gli fornì materia per un gruppo di racconti, uno dei quali fu premiato ed un altro, “La bambola”, fu segnalato ad un concorso nazionale di racconti sulla Resistenza; Esso fu pubblicato con gli altri premiati, e di esso fu fatta anche una riduzione radiofonica che fu trasmessa da Radio Trieste.
Tra il ‘46 e il ‘48, Sarti diresse anche, con altri, una rivista di cultura, “Momento della cultura e dell’arte”, che non potè durare per mancanza di fondi, ma che esercitò qualche influsso nel marasma del dopoguerra, e che trovò consensi autorevoli.
Della sua produzione letteraria, si può citare altresì la commedia in un atto “L’alba non viene ancora”, che ebbe un premio in un locale concorso el 1952, ed un vasto romanzo di argomento partigiano “Fino all’alba”, che è però tuttora inedito.
Da alcuni anni tuttavia, la sua produzione letteraria è cessata, in quanto la passione filosofica -già presente in lui fin da giovane-, è andata in lui facendosi via via prevalente.
Divenuto collaboratore della rivista filosofica “Giornale di metafisica” diretta dal prof. Sciacca, nel dicembre 1957 gli fu conferito il primo premio -per il valore di un milione-, in un concorso nazionale indetto dall’ “Angelicum” di Milano, con il saggio “L’azione creatrice”, che qualche tempo dopo venne pubblicato dalla Morcelliana di Brescia. Nel 1960, l’editore Palumbo di Palermo gli pubblicava un saggio “Utopismo e mondo moderno”. Alcuni suoi articoli, sempre di argomento filosofico, sono stati pubblicati all’estero, tra i quali uno dalla rivista “Augustinus” di Madrid e uno, recentemente, da un’importante rivista edita dall’Università di Nuevo Lèon, in Messico.
Dall’ottobre 1958, Sarti ha intrapreso anche un’altra attività, avendo fondato una compagnia di prosa composta esclusivamente da giovani, “Giovani Attori”. Che dirige egli stesso, dedicandosi alla regia. Attualmente tuttavia ha trovato dei collaboratori che lo sostituiscono in quest’ultima attività, dato ch’egli intende dedicarsi più intensamente ai suoi studi.
Maggio 1962.-
