Gli elementi rilevanti delle due brevi autobiografie 

   Fra gli scatoloni che contengono gli inediti di Sergio Sarti, documenti  importanti di carattere biografico sono recentemente venuti alla luce: si tratta delle due brevi autobiografie o curriculum vitae che abbiamo pubblicato: il primo di una pagina e mezza datata 1 dicembre 1954, e il secondo di due pagine del maggio 1962, in cui vengono rivelati alcuni episodi della sua vita non noti in precedenza. Tra essi alcuni appartengono alla sua vita di studioso e scrittore, altri ai suoi trascorsi partigiani nella brigata “Osoppo”. Cominciando da questi ultimi, Sarti afferma di essere stato sorpreso dall’armistizio del 8 settembre (nel testo del 1954 è erroneamente indicato come novembre) mentre si trovava al corso allievi ufficiali di complemento col grado di sergente a Forlì, da dove si allontanò il 10 settembre ponendo fine alla vita militare regolare per far ritorno a Udine. Qui partecipò assieme ad alcuni suoi ex compagni di liceo ad un gruppo antitedesco, è il “Battaglione Studenti” della “Osoppo” (su cui ritorneremo in un prossimo articolo) che pubblicava il giornale ciclostilato “La libertà”. La delazione di un infiltrato provocò ad aprile 1944 l’arresto di sette di loro, tra i quali Arturo Toso e Loris Fortuna, mentre lui miracolosamente si salvò trasferendosi in seguito sotto falso nome a Genova presso amici. Tiziano Sguazzero, nell’articolo Loris Fortuna e gli studenti stelliniani nella Resistenza friulana, in Polemos/ bellum/ guerra. Esperienze ed echi nel mondo antico e nel Friuli del Novecento, (a cura di Elettra Patti, associazione “Gli Stelliniani”, Udine 2018), fa il nome dell’infiltrato nel comitato udinese che fece la delazione.

   Il trasferimento a Genova era noto ai familiari, invece non era noto il soggiorno nel carcere di Marassi, dove rimase per circa un mese. Fatto uscire grazie all’intervento di amici, ancora senza essere riconosciuto nella sua vera identità, ritornò in Friuli. Presumibilmente trascorse circa tre mesi lontano dal Friuli, da aprile a giugno. Tra luglio e ottobre 1944, aggregatosi alla Osoppo, partecipò alla presa di Nimis (31 agosto), che descrive in un racconto inedito manoscritto intitolato Il senso della vita, e per sottotitolo tra parentesi un esplicito La battaglia di Nimis, e alla battaglia di Povoletto (5 settembre), che in un altro interessantissimo documento (Meditazioni, del 1944) dice di avergli ispirato il racconto Quella volta, a Pratolungo, pubblicato la prima volta sui “Quaderni della Face” nel 1957 e poi entrato a far parte del capitolo 10 di Fino all’alba.

Sarti partecipò pertanto a due degli episodi più importanti che permisero la costituzione della zona libera del Friuli orientale: le battaglie di Nimis  e quella di Povoletto, combattute col comando unificato della Garibaldi-Osoppo, che aveva sede a Forame, frazione di Attimis, e con l’appoggio del quarto battaglione sloveno della XVII brigata Simon Gregorčič. Erano circa tremila gli uomini coinvolti nella brigata Garibaldi-Osoppo.

   Nella battaglia di fine agosto per la liberazione di Nimis dalle truppe cosacche, il battaglione Tarcento ebbe il compito di bloccare San Gervasio e la strada Nimis-Attimis; i battaglioni Verrucchi e Manin quello di  schierarsi tra i torrenti Lagna e Cornappo; mentre la brigata Osoppo doveva svolgere compiti di protezione. Gli scontri proseguirono per alcuni giorni fino alla sera del 24 agosto quando i cosacchi, che nel frattempo avevano ricevuto l’aiuto da contingenti tedeschi dotati di mezzi corazzati e da collaborazionisti fascisti, si ritirarono, ma gli scontri proseguirono ancora per una settimana. Nimis venne liberata il 31 agosto. È a quest’ultima fase che Sarti partecipò: quella che permise la presa del paese. Come si apprende dal fascicolo personale conservato al Centro documentale, (ex distretto militare di via Diaz, a Udine) dal 1 settembre 1944 Sarti comandava la prima compagnia del battaglione “Cornappo” della prima brigata “Osoppo-Friuli”. È in tale veste che si accinge a combattere la battaglia di Povoletto.

   La battaglia di Povoletto era diretta contro il presidio della legione della Guardia nazionale repubblicana “Tagliamento”,  composto da 220 carabinieri, 30 camicie nere, qualche finanziere, ai quali si erano aggregati 3 marescialli tedeschi, per un totale circa 260 uomini. La battaglia si combatté il 5 settembre 1944 e si concluse con la conquista del paese. Ci furono tre vittime e una ventina di partigiani feriti, mentre 28 furono i fascisti uccisi, 193 i prigionieri, tra cui i tre tedeschi, e moltissime armi vennero requisite. 170 dei carabinieri catturati aderirono poi al movimento partigiano, entrando nelle formazioni osovane o garibaldine.

  Probabilmente ai primi di ottobre 1944, sfuggì ad un rastrellamento. Primo Cresta nel suo libro Un partigiano dell’Osoppo al confine orientale, (Del Bianco, Udine 1969, pp. 113-114) dice che il rastrellamento iniziò il 26 settembre. Durante la fuga Sarti riportò una ferita ad una gamba che, per un principio di setticemia, lo costrinse a tornare in città a curarsi, dove visse presso amici perché casa sua era sorvegliata dai nazisti. A primavera del 1945 poi, partecipò all’insurrezione finale in città. 

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Qui si concludono le notizie sull’attività militare e da partigiano e si fa spazio alle note sul ritorno alla vita civile. In quell’anno 1945, sappiamo che a luglio a Reana del Rojale, dove forse stava trascorrendo qualche giorno di riposo, scrisse datandolo al giorno 13 il racconto Il senso della vita, che racconta la battaglia di Nimis. In autunno poi, senza perdere tempo e rammaricandosi, nella premessa, di non poter consultare tutto il materiale bibliografico che avrebbe voluto, conseguì la prima laurea, quella in scienze politiche. Di essa è recente il ritrovamento del dattiloscritto della tesi col professor Angelo Ermanno Cammarata, titolare  dell’insegnamento di Dottrina dello Stato, intitolata La libertà dell’io come fondamento dello Stato, e discussa il 21 dicembre 1945, (sulla quale si riferirà in un prossimo articolo), ma si può già anticipare che è un lavoro ad alto tasso di contenuto filosofico. Poi nel 1948 arriverà la laurea anche in filosofia, con una tesi di argomento storico su Giovanni Giolitti. Viene subito da notare la varietà di interessi di Sarti, e forse anche il non riuscire a stare dentro le rigide compartimentazioni accademiche, per cui si laurea in scienze politiche con una tesi di argomento filosofico e in filosofia con una tesi di argomento storico. 

   Alla data della composizione del primo curriculum (fine 1954) Sarti dichiarava di essere abilitato all’insegnamento e di essere diventato professore di ruolo presso il liceo classico di Cividale, di essere sposato, di avere un figlio, di avere una produzione abbastanza vasta di testi letterari, tra i quali vi sono cinque racconti partigiani e alcuni romanzi. Fino al 2025 erano noti solo due racconti partigiani, da poco le ricerche nelle carte d’archivio hanno restituito Il senso della vita (La battaglia di Nimis) e Lotta fino all’alba, una sorta di riassunto dei momenti e dei motivi centrali del romanzo Fino all’alba. Contando i due già noti si arriva a quattro. Ne manca uno. Fra le carte inedite ci sono anche altri racconti, oltre a quelli partigiani, e almeno quattro romanzi: Paura, Aldobrando Guidoleschi con la specificazione che si tratta di un romanzo storico italiano del secolo decimosecondo e datato 1938, quando aveva solo 18 anni, Il sentiero perduto, romanzo di avventura con disegni, Gli inquieti, romanzo con data d’inizio 1/3/44, con copertina. Sono tutti manoscritti.

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   Nel secondo curriculum, quello del 1962, ci sono ulteriori specificazioni sulla attività letteraria. Cita uno dei racconti già noti, La bambola, precisando che era stato utilizzato per una riduzione radiofonica a Radio Trieste, e di un altro dice che era stato premiato ad un concorso locale nel 1952. Afferma di aver scritto una commedia in un atto dal titolo L’alba non viene ancora e di avere nel cassetto un romanzo inedito intitolato Fino all’alba. Ricorda inoltre il lavoro di direzione alla rivista “Momento dell’arte e della cultura” che uscì per pochi anni tra il 1946 e il 1948. Aggiunge infine che ultimamente la sua attività letteraria, a cui si è aggiunta la regia teatrale, è cessata perché intende dedicarsi alla saggistica filosofica, nel cui ambito ha già pubblicato articoli su riviste italiane, spagnole e messicane, oltre a due volumi, uno dei quali vincitore del primo premio dell’Antonianum del 1958. Il successo al concorso milanese con pubblicazione da Morcelliana e gli scritti letterari che rimanevano inediti devono aver fatto propendere Sarti per la carriera filosofica. L’anno dopo infatti otterrà un primo incarico all’Università di Trieste.

 Enrico Petris

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