Pubblichiamo oggi un appunto contenuto in un saggio che aveva per titolo Philosophia perennis e per sottotitolo Breve storia della metafisica dell’essere, che Sergio Sarti elaborò, senza mai portare a termine tra il 1958 e il 1962. Si tratta di un manoscritto di una ventina di pagine che, secondo il sommario, avrebbe dovuto svilupparsi in quattro parti: l’età classica, l’età cristiana, l’età moderna, e l’età attuale. In realtà solo la prima ha avuto un certo sviluppo organico, mentre delle successive ci sono solo appunti sparsi. Quello che segue è uno di questi.

Su Cartesio (ottobre 1961)
Cartesio è una personalità sconcertante: e questo fatto è, a sua volta, sconcertante. Perché affermare che una personalità come quella, ad esempio, di Leonardo sconcerti, viene immediatamente comprensibile e logico, a chi sappia che egli è pittore e inventore autonomo e architetto, suonatore e fisico, e in tutti questi rami, sempre sommo, per quanto lo potevano permettere i tempi. Così dicasi di un Pascal, di Kierkegaard, di Platone, eccetera. Basta sapere sommariamente qualcosa sul loro tipo di attività per aspettarsi subito personalità complesse e fuori dal normale. Ma per Cartesio no. Si dirà che Cartesio è un genio, e che il genio è sempre sconcertante. Ora che Cartesio sia un genio, è senz’altro vero, e tuttavia egli lo è di un tipo tale che si direbbe che se ci dovesse essere un tipo di genio non sconcertante, quello dovrebbe essere il suo. Per esempio il Locke è un genio apparentemente dello stesso tipo, anche se in grado alquanto minore; e per l’appunto, Locke non è sconcertante. Cartesio dovrebbe essere il genio della chiarezza, della linearità logica. Tali sono i caratteri che egli vuole nella sua filosofia e tali noi crediamo di trovarli, a prima vista, nella sua vita, nella sua persona. Ma quando si va un po’ più a fondo, la chiarezza si oscura, la linearità si incrina: sotto il “Cogito” emergono le “passions de l’âme”; sotto il logico il mistico, sotto il ragionatore, il torbido fantasticatore. Si è che il Rinascimento, con tutto il turgore della sua forza tumultuosa e empia, è finito da poco: il turbinare del demoniaco è appena appena fermato e incatenato, e si agita al fondo, pronto a spuntare, mentre la scienza moderna gli stende sopra il pentagramma del suo meccanicismo per esorcizzarlo. Il demoniaco rispunterà col Romanticismo; fino allora resterà sottomesso, ma farà scaturire di tanto in tanto il suo feroce digrignar di denti; anche laddove più perfetta sembra regnare la calma silenziosa della scienza pura.

